Una famiglia in Calabria e una in Emilia-Romagna consumano lo stesso identico gas per scaldare casa: 1.400 metri cubi in un anno. Alla fine della stagione invernale, la prima avrà speso 236 euro in più della seconda. Non perché faccia più freddo — è vero il contrario — ma perché il gas non costa uguale lungo la penisola. Sulla stagione 2026-27 il divario tra l’ambito tariffario più economico e quello più caro è del 19,0%.
Questa pagina calcola quanto costerà scaldare casa da ottobre 2026 ad aprile 2027, zona climatica per zona climatica, usando i valori pubblicati da ARERA il 24 agosto 2026. Tutti i numeri sono ricavati da fonti ufficiali e il metodo è dichiarato per intero più avanti, così chiunque può rifare i conti. Se poi vuoi capire quali apparecchi incidono davvero su quella cifra, la nostra guida completa ai termostati smart WiFi per caldaia e riscaldamento autonomo analizza i modelli disponibili oggi in Italia.
Quanto costa la stagione di riscaldamento 2026-27
ARERA divide l’Italia in sei ambiti tariffari e pubblica ogni mese la spesa annua stimata per il gas naturale, distinta per livello di consumo. Abbiamo usato il foglio relativo a settembre 2026, pubblicato il 24 agosto 2026. Da lì siamo partiti.
Il consumo di 1.400 metri cubi standard all’anno (Smc) è il profilo che ARERA associa a un’abitazione con riscaldamento autonomo di taglia media. Ecco cosa costa la sola stagione invernale, al netto delle imposte:
| Ambito tariffario | Regioni | Costo stagione 2026-27 | Circa al mese |
|---|---|---|---|
| Nord orientale | Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna | 1.240 € | 207 € |
| Centrale | Toscana, Umbria, Marche | 1.280 € | 213 € |
| Nord occidentale | Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria | 1.282 € | 214 € |
| Centro-sud orientale | Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata | 1.303 € | 217 € |
| Centro-sud occidentale | Lazio, Campania | 1.350 € | 225 € |
| Meridionale | Calabria, Sicilia | 1.476 € | 246 € |
La forbice è di 236 euro a stagione. Vale la pena fissare bene il punto: stiamo confrontando famiglie che bruciano la stessa quantità di gas. Non è un confronto tra chi ha freddo e chi no.
Case più piccole e case più grandi
Il profilo da 1.400 Smc non descrive tutti. Un bilocale ben isolato o un appartamento in un condominio recente stanno spesso sotto; una villetta indipendente o una casa degli anni Settanta senza cappotto vanno molto sopra. Questi sono i due profili che ARERA colloca ai lati:
| Ambito tariffario | 700 Smc/anno (casa piccola o ben isolata) | 2.000 Smc/anno (casa grande o poco isolata) |
|---|---|---|
| Nord orientale | 668 € | 1.728 € |
| Centrale | 689 € | 1.785 € |
| Nord occidentale | 693 € | 1.785 € |
| Centro-sud orientale | 697 € | 1.821 € |
| Centro-sud occidentale | 726 € | 1.884 € |
| Meridionale | 792 € | 2.060 € |
Il divario percentuale resta praticamente costante — intorno al 20% — su tutti e tre i profili. In valore assoluto invece cresce: 125 euro su una casa piccola, 333 su una grande. Più gas consumi, più pesa il fatto di consumarlo al Sud.
Perché al Sud si paga di più, pur avendo meno freddo
Sembra un paradosso e invece è aritmetica. La bolletta del gas non è fatta solo dalla materia prima: sopra ci sono il trasporto, la distribuzione locale, la gestione del contatore e gli oneri di sistema. La componente di materia prima è uguale per tutti — ARERA la fissa mese per mese a livello nazionale — ma le tariffe di distribuzione cambiano da ambito ad ambito, e negli ambiti meridionali sono più alte.
Il motivo strutturale è la densità della rete: distribuire gas a una popolazione più dispersa, su reti con meno utenti per chilometro, costa di più per singolo utente. A questo si aggiunge l’effetto quota fissa, cioè la parte di spesa indipendente dai consumi: chi consuma poco se la ritrova spalmata su meno metri cubi, e quindi paga di più al metro cubo.
C’è poi un secondo paradosso, più interessante del primo. Le zone climatiche meridionali hanno stagioni di riscaldamento più corte, ma più concentrate: in zona C il 95,71% del consumo annuo cade tra ottobre e marzo, contro il 95,17% della zona E e il 93,13% della zona D. Chi sta al Sud accende meno mesi, ma quando accende consuma quasi tutto il suo budget annuo in quella finestra. Ecco perché la bolletta invernale sembra sempre uno choc anche a chi vive in Sicilia.
Zone climatiche: cosa puoi accendere e per quanto
Il DPR 412/93 divide i comuni italiani in sei zone climatiche in base ai gradi giorno, e per ciascuna fissa il periodo dell’anno in cui il riscaldamento può restare acceso e il numero massimo di ore al giorno. Non è una raccomandazione: è il limite di legge entro cui il tuo impianto deve stare.
| Zona | Gradi giorno | Periodo di accensione | Ore massime al giorno | Esempi |
|---|---|---|---|---|
| A | fino a 600 | 1 dicembre – 15 marzo | 6 | Lampedusa, Porto Empedocle |
| B | 601 – 900 | 1 dicembre – 31 marzo | 8 | Palermo, Catania, Agrigento |
| C | 901 – 1.400 | 15 novembre – 31 marzo | 10 | Napoli, Bari, Cagliari |
| D | 1.401 – 2.100 | 1 novembre – 15 aprile | 12 | Roma, Firenze, Genova |
| E | 2.101 – 3.000 | 15 ottobre – 15 aprile | 14 | Milano, Torino, Bologna |
| F | oltre 3.000 | nessun limite | nessun limite | Cuneo, Belluno, Trento |
I gradi giorno misurano quanto e quanto a lungo la temperatura esterna sta sotto i 20 °C durante la stagione: più sono alti, più severo è l’inverno. Roma sta in zona D con 1.415 gradi giorno, appena sopra la soglia; Milano in zona E con 2.404. Fuori dalla zona F, l’accensione è ammessa tra le 5:00 e le 23:00.
Il dettaglio che quasi nessuno sfrutta: quelle sono ore massime, non ore obbligatorie. Nessuno ti impone di tenere l’impianto acceso quattordici ore se in casa non c’è nessuno per otto di quelle. È esattamente lo spazio in cui si gioca il risparmio della prossima sezione.
Come abbiamo calcolato questi numeri
Il metodo è volutamente semplice, così che chiunque possa verificarlo o rifarlo con dati aggiornati.
Punto di partenza. ARERA pubblica mensilmente il file “Stima della spesa annua gas — servizio di tutela della vulnerabilità”, che riporta la spesa annua stimata per sei livelli di consumo e sei ambiti tariffari. Il file contiene una scheda per ogni mese, ciascuna con la propria data di pubblicazione. Abbiamo usato la scheda “settembre 2026”, pubblicata il 24 agosto 2026.
Dalla spesa annua alla stagione. Lo stesso file contiene una tabella meno nota: la ripartizione trimestrale dei consumi per zona climatica. Sono le percentuali con cui ARERA distribuisce il consumo annuo lungo i quattro trimestri. Sommando il quarto trimestre 2026 e il primo 2027 si ottiene la quota di consumo che cade nella stagione di riscaldamento: 95,71% in zona C, 93,13% in zona D, 95,17% in zona E. Il costo della stagione è la spesa annua moltiplicata per questa quota.
Abbinamento zona-ambito. Non è una nostra ipotesi: è ARERA stessa, nello stesso file, ad associare a ciascun ambito tariffario la zona climatica di riferimento per l’uso “riscaldamento”. Nord occidentale, Nord orientale e Centrale sono ricondotti alla zona E; Centro-sud occidentale alla zona D; Centro-sud orientale e Meridionale alla zona C.
Conversione. Per chi vuole passare dai metri cubi ai kilowattora: dai valori ARERA di luglio 2026 (56,6927 €/MWh, pari a 15,747972 €/GJ e a 0,606612 €/Smc) si ricava il fattore ufficiale di 0,03852 GJ/Smc, cioè circa 10,7 kWh per metro cubo standard. È il coefficiente corretto per il gas naturale in Italia, e differisce da quelli approssimati che circolano spesso nelle guide divulgative.
Tre limiti dichiarati. Primo: i valori ARERA sono al netto delle imposte, quindi accise, addizionale regionale e IVA vanno aggiunte e cambiano da regione a regione. Secondo: si riferiscono al servizio di tutela della vulnerabilità, non al mercato libero, dove i prezzi dipendono dal contratto. Terzo: le quote trimestrali sono profili convenzionali di prelievo, non consuntivi reali — un inverno più rigido della media sposta i numeri verso l’alto.
Fonti. ARERA per prezzi e ripartizioni, DPR 412/93 per zone climatiche e limiti di accensione, ENEA per i coefficienti di risparmio della sezione seguente. Nessun dato di questa pagina proviene da stime nostre o di terzi.
Quanto si recupera abbassando di un grado
ENEA, l’agenzia nazionale per l’efficienza energetica, quantifica così l’effetto della temperatura: ogni grado in meno vale dal 5 al 10% dei consumi di combustibile. E indica una combinazione ancora più efficace: un grado in meno insieme a un’ora al giorno di accensione in meno porta a un risparmio intorno al 15%.
Applicate ai costi calcolati sopra, quelle percentuali smettono di essere astratte. Su un consumo da 1.400 Smc/anno, ecco cosa vale in euro sulla singola stagione:
| Ambito tariffario | Un grado in meno (5%) | Un grado in meno (10%) | Un grado e un’ora in meno (15%) |
|---|---|---|---|
| Nord orientale | 58 € | 117 € | 175 € |
| Centrale | 61 € | 121 € | 182 € |
| Nord occidentale | 61 € | 121 € | 182 € |
| Centro-sud orientale | 62 € | 123 € | 185 € |
| Centro-sud occidentale | 64 € | 128 € | 193 € |
| Meridionale | 70 € | 141 € | 211 € |
La normativa fissa il riferimento a 20 °C con due gradi di tolleranza, e ENEA osserva che 19 °C sono sufficienti a garantire il comfort. Il punto non è vivere infreddoliti: è smettere di scaldare stanze vuote alla stessa temperatura di quelle in cui vivi.
Qui sta il limite pratico del termostato tradizionale, e vale la pena essere onesti su quanto è banale: nessuno abbassa manualmente la temperatura ogni volta che esce di casa, e nessuno la rialza mezz’ora prima di rientrare. La rinuncia non è tecnologica, è di memoria. Un cronotermostato programmabile risolve proprio questo, e i modelli connessi aggiungono la parte che a mano non si può fare — riconoscere che sei uscito, o che una finestra è rimasta aperta.
Cosa cambia davvero la cifra in bolletta
Prima dei dispositivi, tre interventi a costo zero che valgono più di qualunque acquisto: spurgare l’aria dai radiatori a inizio stagione, non coprirli con tende o mobili, e chiudere le tapparelle al tramonto. Sono banali e funzionano, e chi te li nasconde per venderti altro non ti sta aiutando.
Detto questo, la programmazione oraria è l’unica leva che agisce tutti i giorni senza che tu debba ricordartene. Quale dispositivo ti serve dipende quasi solo da com’è fatto il tuo impianto — e questa è la domanda da risolvere prima di guardare i prezzi.
tado° X Starter Kit — per chi ha una caldaia moderna o una pompa di calore
Modulazione OpenTherm + MatterÈ l’unico dei tre che, sulle caldaie compatibili, lavora in modulazione via OpenTherm invece di limitarsi ad accendere e spegnere. Su un impianto che lo supporta, questo significa mantenere la temperatura con fiammate più basse e continue anziché con cicli on/off — il modo in cui una caldaia a condensazione rende al meglio. Il kit dichiara compatibilità con caldaie a gas OpenTherm e a controllo a relais, pompe di calore e impianti a pavimento con termostato cablato.
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- La linea X non è compatibile con tado° V3+ e con i modelli precedenti: se hai già dispositivi tado° più vecchi, verifica prima quale gamma possiedi
- Su una caldaia che non supporta OpenTherm il vantaggio della modulazione decade, e il dispositivo lavora come un buon termostato on/off: in quel caso il Netatmo qui sotto copre la stessa esigenza
Netatmo Termostato Wifi Intelligente — per la caldaia individuale, senza abbonamenti
Zero canone + compatibilità ampiaÈ la scelta più diretta per chi ha una caldaia individuale già installata e non vuole nessun costo ricorrente. Il produttore dichiara compatibilità con la maggior parte dei modelli di caldaia — gas, elettrico, kerosene, legna e pompa di calore — e un’installazione fai da te in meno di un’ora. La funzione Auto-Adapt combina le condizioni atmosferiche esterne con le caratteristiche termiche dell’abitazione per arrivare alla temperatura richiesta.
- Nessun abbonamento: tutte le funzioni dichiarate sono incluse nell’acquisto
- Compatibilità dichiarata con la maggior parte delle caldaie, incluse quelle datate
- Auto-Adapt tiene conto del meteo e dell’inerzia termica della casa
- Bilancio sul Risparmio Energetico e cronologia dei consumi direttamente in app
- Apple HomeKit, Alexa e Google Assistant supportati nativamente
- Comanda la caldaia in acceso/spento, senza modulazione: su un impianto OpenTherm si lascia sul tavolo un margine che il tado° X sfrutta
- Funziona a batterie anziché da rete: il kit ne include sei in totale, quindi la sostituzione è una faccenda annuale e non improvvisa
- La gamma “Netatmo Connecté” non è compatibile con la nuova gamma “Netatmo ORIGINAL”, perché usano protocolli diversi: se stai ampliando un impianto esistente, controlla quale gamma hai prima di ordinare
Kasa KE100 Starter Kit — per il centralizzato e per chi scalda stanza per stanza
Valvole con hub inclusoSe il riscaldamento è centralizzato, il termostato di caldaia non è un’opzione: la caldaia non la comandi tu. L’unica leva reale sono le valvole termostatiche sui singoli radiatori, che regolano quanto calore entra in ogni stanza. Questo kit include la valvola e l’hub, e lo stesso hub può poi gestire fino a 32 radiatori — quindi si parte da una stanza e si amplia col tempo, senza ricomprare l’infrastruttura.
- Hub incluso nel kit, con capacità dichiarata fino a 32 radiatori
- Attacco M30x1,5 con tre adattatori inclusi (RA, RAV e RAVL) per coprire la maggior parte dei corpi valvola
- Programmi e timer per stanza: la camera da letto può seguire orari diversi dal soggiorno
- Autonomia dichiarata oltre un anno lavorando con l’hub
- Protezione antigelo integrata, utile nelle seconde case
- Regola il calore stanza per stanza ma non accende la caldaia: nel riscaldamento autonomo va abbinato a un termostato, non lo sostituisce
- Richiede l’hub per funzionare al meglio, quindi l’ingresso parte dal kit completo e non dalla singola valvola
- Su radiatori con attacchi non standard può servire un adattatore diverso dai tre inclusi: due minuti di verifica sul corpo valvola prima dell’ordine evitano il problema
Schema decisionale: quale dispositivo per quale impianto
| Dispositivo | Impianto | Perché |
|---|---|---|
| tado° X Starter Kit | Caldaia a condensazione con OpenTherm, pompa di calore, pavimento radiante | Modula la fiamma invece di accendere e spegnere, ed è il caso in cui la condensazione rende di più |
| Netatmo Termostato Wifi Intelligente | Caldaia individuale, anche datata, senza OpenTherm | Compatibilità dichiarata molto ampia e nessun costo ricorrente |
| Kasa KE100 Starter Kit | Riscaldamento centralizzato condominiale o zone separate | Agisce sul singolo radiatore, l’unico punto su cui hai controllo quando la caldaia è comune |
Il caso limite più frequente è la casa autonoma in cui alcune stanze restano sempre fredde e altre sempre bollenti. Lì la risposta non è scegliere tra termostato e valvole: è entrambi. Il termostato decide quando la caldaia lavora, le valvole decidono dove va il calore prodotto — e sono due decisioni diverse. Abbiamo approfondito la combinazione nella guida alle valvole termostatiche smart per radiatori.
Un’eccezione onesta: se la tua caldaia ha più di quindici anni ed è a camera aperta, nessuno di questi dispositivi ti farà recuperare quanto recupereresti sostituendo il generatore. Il termostato ottimizza l’impianto che hai, non lo trasforma. In quel caso il dispositivo resta un buon acquisto, ma dopo la caldaia, non al posto suo. Se invece la caldaia è semplicemente vecchiotta ma sana, il caso è trattato nella nostra guida al termostato smart per caldaia vecchia senza OpenTherm.
Il calcolo che puoi fare stasera in cinque minuti
Prendi l’ultima bolletta del gas e cerca il consumo annuo in metri cubi — di solito è in una tabella di riepilogo, a volte sul retro. Confrontalo con i tre profili di questa pagina: 700, 1.400 o 2.000 Smc. Poi individua il tuo ambito tariffario dalla prima tabella e leggi il costo della stagione.
A quel punto moltiplica per 0,10: quello è, con buona approssimazione, quanto vale un solo grado in meno secondo la stima ENEA. Se il numero che ti esce ti sembra abbastanza da giustificare un pomeriggio di lavoro, sai già cosa fare. E se ti sembra poco, ricordati che quella cifra torna ogni inverno, senza che tu debba rifare nulla.
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